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Scent of woman

C’è un momento, nel bellissimo film con Al Pacino, in cui il protagonista cieco ritorna dopo un incontro “approfondito” con una prostituta e sospira “Oh, my God, what a woman!”
Se l’avesse detto chiunque altro, tutti avremmo pensato solo all’alta qualità delle performance sessuali di questa signorina. Trattandosi però di Al, interprete sublime, si capisce che il sospiro estatico riguarda la stupefazione totale di fronte al femminile, non solo a “quello”.

Questo incipit strampalato mi serve per scrivere della mia amica Marinella. Il fatto che io lo faccia sulla sua newsletter non toglie nulla all’onestà del mio scrivere. Se c’è un conflitto d’interessi questo si ridurrà ad un paio di bottiglie dei suoi vini. Le sceglierà lei, tanto tutte possiedono la sua impronta, quella che fa di lei una vignaiola, anzi un vignaiolo al femminile.
Faccio un bel passo indietro, circa dieci anni fa, dall’altra parte del mondo. In una città freddissima e piatta, ci trovammo in gruppo per promuovere il vino italiano. C’era anche Marinella. Bastò parlarle, o meglio, ascoltarla, per una decina di minuti, per farmi esclamare silenziosamente “Che donna!”.
Sono dieci anni che non smetto, ogni volta che la vedo, o che la sento, o che ne parlo. E quando bevo qualcosa fatto da lei, l’esclamazione si amplifica.

Esagero? No, è lei l’esagerata.
Esagerata nel parlare, soprattutto in inglese, lingua che non conosce e che per questo parla benissimo senza rinunciare neanche ad un microgrammo della sua cadenza veronese.
Esagerata nel diventare madre, tutte femmine per carità, tanto per ramificare se stessa sempre in stile Ying.
Esagerata nella gestione della sua azienda. Esagerata nel perseguimento della perfezione che vuol dire nettezza e pulizia nei lavori di cantina e cura scrupolosa in vigna. In questo aiutata, e tanto, da quel santo e a volte martire di suo marito César.
Esagerata nei progetti, sempre nuovi, sempre più impegnativi.
Esagerata nella sua ricerca interiore, qualcosa di cui parla senza presunzione.
Esagerata nelle sue arrabbiature, nelle parole che a volte lasciano l’interlocutore stramazzato al suolo.

L’Esagerazione fa parte del fascino di Marinella. Nei suoi vini questa però si stempera nella precisione, classe ed eleganza. Non sono vini complicati, ma diretti, come lei. L’unica volta che sono andata a trovarla mi ha fatto assaggiare un Amarone, da lei definito “il suo vino perfetto”, lo era per la freschezza del frutto e la complessità annunciata. senza essere sbandierata.

L’Esagerazione è il concime che nutre il mondo di una donna. Senza di essa non saremmo sopravvissute per millenni. Senza la sovrabbondanza di tenacia, pazienza, empatia non avremmo continuato ad amare, fare figli, aspettare, piantare vigne, aspettare, riprovarci, aspettare, dire di no, dire di sì ed aspettare.

Ad un certo punto però si smette di aspettare, ci si alza in piedi e si stappa, proprio quella bottiglia lì. Vino perfetto o imperfetto, è il tuo vino, quello che ha il tuo profumo ed è un profumo così forte, vero e particolare che riesce a sentirlo pure l’altro che hai di fronte.
Il profumo di donna che Marinella Camerani, vignaiola a Mezzane di Sotto, riesce a trasmettere in quegli accidenti di vini che fa.

Raffaella Guidi Federzoni

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