I nuovi contadini

“Chi si sente capace di attraversare questo gradino intermedio, segue una via sicura e può acquistarsi in tal modo un sentimento, riguardo al mondo superiore, che gli recherà i più bei frutti per l’intero avvenire …”
Rudolf Steiner
Vorrei partire da questo bellissimo passaggio di Steiner per parlare di biodinamica.
Sono 15 anni che lavoro nel mondo del vino, tra fasi di entusiasmo, innamoramento e disinnamoramento, di un prodotto che reputo fin troppo mitizzato e talvolta controverso.

Oggi, quando mi ritrovo a parlare di vino, in una degustazione o visita, e a spiegare il perché Marinella sia arrivata a praticare la biodinamica, mi ritrovo di fronte a reazioni diverse: talvolta ammirazione, talvolta perplessità, ma soprattutto curiosità per questa sorta di mondo “esoterico” che è la biodinamica. Credo sia la parola in sé a spaventare. Cerco allora di spiegare il tutto portandolo alla praticità di ogni giorno, lasciando perdere termini e definizioni da manuale. Vedo di trovare un senso pratico dietro a scelte che possono sembrare eccentriche e che alcuni credono legate ad una moda passeggera, in assoluto contrasto con la modernità.

Cos’è la biodinamica? Trovo esaustiva la definizione che Jonathan Nossiter ci regala in un recente articolo di Internazionale, parlando di un produttore amico: questa “pratica olistica” non è altro che “espressione di una vecchia tradizione del buon senso contadino”.
Ed è questo il senso: un nuovo modo di essere contadini, di chi “coltiva la terra”. Mio nonno mi diceva sempre che i contadini di una volta avevano una conoscenza superiore rispetto ai contadini di adesso, una conoscenza fatta di esperienza, ma anche di fede e di magia, basta pensare a certi riti, come le croci sulle viti contro le malattie e l’osservazione delle fasi lunari. L’agricoltura è cambiata moltissimo, si è industrializzata e ha perso le sue caratteristiche umane, quell’istinto che consentiva al contadino di anticipare talvolta la natura e che è stato abbandonato una o due generazioni fa. Ci vorrà molta più fatica a recuperarla, perché è mancata la trasmissione di conoscenze, ma gioverebbe.

La biodinamica considera l’agricoltura un organismo complesso, in cui i fattori fondamentali, cioè il terreno, le piante, gli animali e l’uomo, non possono essere considerati a sé stanti. Si parte dall’osservazione della natura, dei suoi avvenimenti, in un’ottica di rapporto di scambio, non sfruttamento, per far sì che la vita agricola sia durevolmente fruttifera. L’obbiettivo è il mantenimento della fertilità del terreno, di un ecosistema stabile, da consegnare alle generazioni future. Questo è buon senso contadino.
Ecco quindi che abbracciare la biodinamica diventa scalare quel gradino intermedio, per diventare dei nuovi contadini, certo anche contestatori, ma soprattutto dei rivoluzionari, cercando di mantenere l’umiltà e il rispetto di chi deve apprendere e si addentra in una cosa molto più grande di lui, coscienti di doverci sporcare le mani e le scarpe, accettando una fatica “nuova”.

Anna Caprini

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